Livelli record di polveri sottili in Pianura Padana: a Rovigo e nel Polesine superati i limiti di legge, rischio per la salute pubblica e misure d’emergenza attive.
La qualità dell’aria nella Pianura Padana continua a destare serie preoccupazioni, con dati recenti che confermano come questa vasta area geografica rappresenti ancora una delle zone più inquinate e difficili da respirare in Europa. In particolare, la provincia di Rovigo e il Polesine mostrano valori di polveri sottili (Pm10 e Pm2.5) che superano di gran lunga i limiti di legge, con una frequenza di sforamenti che mette a rischio la salute pubblica e impone misure di emergenza ambientale.
La situazione critica nel Polesine e il monitoraggio delle polveri sottili
Nel corso dei primi quaranta giorni dell’anno, i dati raccolti dalle centraline di rilevamento Arpav testimoniano una persistente e preoccupante presenza di Pm10 nell’aria. A Rovigo, ad esempio, sono già stati registrati ben 28 giorni di superamento del limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, avvicinandosi rapidamente al limite annuale di 35 sforamenti consentiti dalla normativa vigente. Situazioni simili si riscontrano a Badia con 29 giorni, Borsea con 25 e Adria con 19, quest’ultima località che fino allo scorso anno aveva mantenuto una migliore qualità dell’aria con solo 26 giorni di superamento.
La problematica si aggrava ulteriormente se si considerano le polveri più fini (Pm2.5), per le quali non esistono ancora limiti normativi obbligatori, ma che rappresentano un pericolo ancora maggiore per la salute umana a causa della loro capacità di penetrare profondamente nel sistema respiratorio e nel flusso sanguigno.
Le condizioni atmosferiche attuali, caratterizzate da mancanza di precipitazioni, venti deboli e inversioni termiche, favoriscono il ristagno degli inquinanti e l’aumento delle concentrazioni di particolato nell’aria. Per questo motivo, sul territorio della provincia di Rovigo permane l’allerta arancione (allerta 1), che prevede limitazioni alla circolazione veicolare, restrizioni sul riscaldamento domestico e il divieto di spandimento di liquami in agricoltura.

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Secondo le previsioni di Arpav, un miglioramento della situazione è atteso con l’arrivo di una perturbazione atlantica che dovrebbe favorire la dispersione degli inquinanti, ma, nel frattempo, anche durante giornate particolarmente simboliche come la “domenica senza auto” di Rovigo, i valori di Pm10 hanno superato i limiti consentiti, evidenziando la gravità del fenomeno.
La situazione critica della qualità dell’aria nella Pianura Padana è dovuta non solo alle attività antropiche, ma anche a fattori geografici e meteorologici unici. La zona è infatti circondata dalle Alpi a nord e dagli Appennini a sud, configurando un bacino naturale che spesso impedisce la dispersione degli inquinanti atmosferici.
I dati satellitari di Copernicus, l’agenzia spaziale europea ESA, hanno evidenziato una vera e propria “nube” di particolato, visibile anche dallo spazio, che si accumula nella valle durante i mesi invernali. In particolare, le inversioni termiche – fenomeno meteorologico in cui uno strato di aria fredda rimane intrappolato sotto uno strato di aria calda – creano una sorta di coperchio che ostacola la ventilazione naturale, favorendo la concentrazione di sostanze nocive come polveri sottili e ossidi di azoto.
L’inverno, dunque, con la sua maggiore richiesta di riscaldamento, contribuisce in modo significativo all’innalzamento dei livelli di inquinamento. Le polveri sottili Pm10 e Pm2.5 non sono solo un problema ambientale, ma rappresentano un serio rischio per la salute umana, essendo associate a malattie respiratorie, cardiovascolari e allergie.
Il collegamento tra picchi di inquinamento e salute pubblica è stato sottolineato anche dal dottor Gian Luca Casoni, primario di Pneumologia presso l’ospedale di Rovigo. Secondo il medico, nei periodi di maggiore concentrazione di polveri sottili, gli accessi al Pronto soccorso e agli ambulatori per crisi respiratorie aumentano sensibilmente, confermando l’impatto diretto degli agenti inquinanti sulle condizioni cliniche della popolazione.
Le autorità sanitarie e ambientali continuano dunque a monitorare con attenzione la situazione, promuovendo iniziative di prevenzione e sensibilizzazione, soprattutto rivolte alle categorie più vulnerabili come bambini, anziani e persone con patologie croniche.








