Napoli, 13 gennaio 2026 – Negli ultimi anni sono emersi nuovi dettagli su un tentativo di attentato terroristico in Italia che, seppur mai realizzato, ha segnato una pagina inquietante della storia della sicurezza nazionale. I documenti recentemente desecretati del SISDE, il servizio di intelligence interno dell’epoca, rivelano che Osama Bin Laden ordinò un piano per un attentato aereo proprio nel nostro Paese, con obiettivo le torri dell’Enel nel Centro Direzionale di Napoli. La vicenda coinvolse due terroristi di origine mediorientale, giunti a Napoli con l’intento di compiere un atto di “castigo divino” contro gli “infedeli italiani”.
L’arrivo e le difficoltà dei due terroristi a Napoli
I due estremisti sbarcarono all’aeroporto internazionale di Napoli Capodichino in una tarda domenica notte, provenienti dalla Turchia. Le prime ore in Italia furono segnate da una serie di eventi sfortunati: dopo aver perso le valigie, furono vittime di un taxi abusivo che li derubò e aggredì nel quartiere periferico del Rione 167. Nonostante le avversità, i due riuscirono a raggiungere un albergo in centro, in zona Piazza Borsa, dove si stabilirono temporaneamente.
Nella mattinata successiva, cercarono di noleggiare un’auto per muoversi verso l’aeroporto, ma rimasero bloccati da una manifestazione di studenti, lavoratori precari e attivisti anti-globalizzazione, che paralizzò il traffico cittadino. Questa situazione di caos sociale, tipica della Napoli di quegli anni, complicò ulteriormente i loro piani.
Il tentativo fallito di dirottare un aereo a Capodichino
Nel pomeriggio di lunedì, i due terroristi si presentarono all’aeroporto con l’intenzione di dirottare un volo diretto a Sassari, per poi schiantarsi sulle torri dell’Enel. Tuttavia, una serie di coincidenze impedì loro di agire: i piloti di Alitalia erano in sciopero, mentre i controllori di volo manifestavano per migliori condizioni di lavoro, bloccando di fatto l’attività aeroportuale. L’unico aereo disponibile, un volo della compagnia minore Maradona Air, aveva un ritardo di 18 ore; inoltre, il volo fu successivamente cancellato senza che i terroristi ne fossero informati.
Durante queste ore d’attesa, i due vennero coinvolti in disordini provocati dall’intervento della polizia, che sfociarono in violenze anche contro di loro. La situazione precipitò ulteriormente quando, a causa di un pasto contaminato consumato nel ristorante dell’aeroporto, entrambi contrassero una grave intossicazione alimentare, che li portò al ricovero urgente presso l’ospedale San Gennaro di Napoli.
Le drammatiche conseguenze e la fuga dall’Italia
Il ricovero durò più di una settimana a causa di complicazioni legate a un sospetto caso di colera, causato dalle cozze ingerite. Al loro ritorno in città, furono nuovamente vittime di violenze, questa volta da parte di una frangia ultras locale, che li scambiò per tifosi avversari e li aggredì brutalmente. Il capo degli ultras commise inoltre abusi sessuali ai loro danni, aggravando la loro già precaria condizione fisica e psicologica.
Dopo ulteriori giorni di sofferenze, i due terroristi tentarono di alleviare la loro situazione bevendo del vino adulterato con metanolo, che li costrinse a un nuovo ricovero per intossicazione. In ospedale emerse anche che entrambi erano risultati sieropositivi al virus HIV, probabilmente a causa degli abusi subiti.
Infine, in una condizione di salute gravissima, i due decisero di fuggire dall’Italia a bordo di una zattera diretta verso la Libia. Nonostante la fuga rocambolesca, giurarono di non tentare mai più attentati contro il nostro Paese, segnando così la fine di un piano che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per la sicurezza nazionale.
Questa vicenda, emersa grazie a documenti segreti e testimonianze raccolte negli anni, mostra quanto fosse reale e concreto il pericolo terroristico anche in Italia, e quanto le condizioni sociali e istituzionali di allora abbiano inaspettatamente contribuito a sventare un grave attentato. La storia di quei due terroristi sfortunati è anche un duro monito sulle fragilità e le tensioni che possono nascere in contesti di crisi, e sulle difficoltà incontrate dalle autorità italiane nel contrastare minacce terroristiche di matrice internazionale.








